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Questa pagina fa parte del sito "L'Ottocento dietro l'angolo"  (http://www.sanmarcoargentano.it/ottocento/index.htm) di Paolo Chiaselotti

DALLA CRONISTORIA* DI SAN MARCO ARGENTANO
DI SALVATORE CRISTOFARO

"LA TORRE - seconda parte"

 

In una nota della sua Cronistoria Salvatore Cristofaro descrive minuziosamente la torre:

" Nei tempi feudali ai castelli di forma quadrata davasi il nome di Torri, a quelli di forma rotonda il nome di Torrione; sebbene sovente si confondessero le due denominazioni. Alla mole vetusta del nostro Torrione, un tempo bieca minaccia a popolo indifeso, poco meno di dieci secoli non poterono far altro che suscitare l'impeto terribile della folgore per strappargli qualche pezzo di calcinaccio e le mezze lunette appoggiate sui merli, rose dall'imperversare delle piogge. le mura alte sparse di macchie giallastre, par che fosse un solo immane masso, e le nere volte uliginose, se non tristezza infondono nel cuore quella mestizia, racchiudente le misteriose vociferazioni, di che suonano le memorie del passato. E il sole, eterno viaggiatore, sorgendo in un nembo di luce rossa, e cingendolo d'una fascia d'oro, par che mostri di salutarlo di secolo in secolo!.
Da un ponte levatoio, lungo m. 8,49, per mezzo di un piccolo androne, prospicientisi gli stipiti della porta maestra, si accede ad un ripellino o rivellino, forse da repellere, che ha m. 2 di larghezza e, misurata l'altezza in tre punti; da ovest m. 10,55, da nord m. 1,20 (1) e da est m. 14.30; fatto a scarpa, quasi barbacane, gira a distanze uguali attorno alla Fortezza, come un grande ed enorme piedistallo, su di cui maestosa si estolle la gran mole del Torrione. Ai due lati dell'androne due baluardi corrono sul muraglione che circonda il rivellino: l'uno da sinistra m. 5.4 quanto la scala che maschera, scala sdrucita che mena al secondo ponte lungo m. 5,95, per dove si entra in una cameretta ch'è sul detto androne, e sull'uscio arcuato della Fortezza; l'altro a destra lungo m. 34,82, che nel suo ambito aveva una fila di stanze o qualche semplice tettoia, di che fanno testimonianza il lastrico del suolo ed i buchi della parete interna del baluardo, nei quali furono i capi delle travi appoggiati. Nello stesso ambito qualche metro distante dall'androne è l'apertura ad arco di una scaletta angusta, che scende in un pauroso sotterraneo, che non si sa bene dove fosse l'uscita. (2) Là poi dove terminano le tracce del lastrico sono due fosse, circondate da sponde di brevi muretti, le quali non so bene se fossero cisterne o bocche di camini sotterranei. (3) Il Torrione è alto m. 23.80, ed ha la circonferenza di m. 43,52.
Entrando l'uscio, a cui il secondo ponte conduce, t'imbatti nel ripiano della scala, che comincia dalla stanza di basso sotto di quella, ch'è al livello del suddetto ripiano, e girando sempre per tutta la circonferenza della Torre, imprigionata tra due pareti, giunge sino al punto, che verticalmente giunge l'à, donde ha principio. Nel percorrere la scala lungo lo spazio interno lasciato nel muro in circonferenza della Fortezza, prima che giunga allo spaldo, da tre pianerottoli, dai quali si entra in tre stanze, l'una verticalmente sopra l'altra; la scala non ha di larghezza se non m. 3,16. Il luogo, donde comincia, è un'ampia stanza circolare, la quale, sebbene avesse luce da tre finestrelli, pure e tetra ed ispira sgomento; ha di altezza m. 6,10, e di estensione m. 7,20. Non ha volta, né apparisce che ve ne fosse stata mai: ha invece una intravatura, cosa speciale, essendo tutte le altre stanze a volta. A guardare dal punto, da cui incomincia la scala, in fondo alla suddetta stanza é una botola che dà ad altra stanza sotterranea; ma per scendere fa d'uopo usare una scala portatile; sul pavimento v'é un pianerottolo con cinque gradini in pietra che non porta alla stanza di sopra, sebbene corrisponda alla botola, per la quale si scende. Una parte del pavimento ha il lastrico, l'altra no: non c'é meato alcuno per respirare l'aria ed in una parete appare mezzo cancellato il ricordo di un infelice, che forse vi cessò di vivere! A che cosa mai poteva servire questo buoi ed orroroso sotterraneo? Forse ... un sudore freddo mi cade dalla fronte, ed un gelido tremore mi scorre per l'ossa! Quanti sventurati, per aver negato forse il saluto al possente barone, qui gemettero incatenati! Quante vergini rapite, perché ribelli alle brame impudiche del Signore, qui divorarono le loro lagrime solitare! Ora la vuota stanza freme nel silenzio della cupa volta tenebrosa!
In tutto il giro delle pareti a mezza altezza d'uomo sono alcuni pertugi, che non riesco a comprendere a che cosa avessero potuto servire: forse v'erano legni infissi, sopra di cui si mettevano dei tavolati come lettiere. Vicino alla bocca del sotterraneo nella parete è un'apertura, che sembra comunicare sì dalla parte di sopra come dalla parte di sotto; ma chi può dire a quali inesplorati antri possono immettere? (4)
Quand'io era fanciullo, con alcuni compagni, volli introdurmi a lume di lanterna, in questa stanza, la quale era del tutto oscura, poiché le finestre sono state riaperte nel corso di quest'anno(5), e appena ne serbava inesatta e sbiadita reminiscenza, ed è perciò che dovendone tener proposito, ho voluto far nella Fortezza una nuova visita.
Io salgo presto a rivedere la luce della stanza, dove ho detto aver principio la scala. Si ascende per mezzo di diciassette gradini al ripiano, da cui sono disceso, e da cui si entra nella stanza seconda superiore a quella, che si è descritta. Questa seconda stanza è rischiarata da tre(6) finestre ad arco; ha la volta a sesto semiacuto, ed il pavimento a mattoni, forse rifatto in tempi non lontano da noi. A sinistra è un camino che comunica con tutte le altre stanze, forse camino immondo, avente l'uscita di sotto al rivellino. A destra è pure altra apertura a volta, ora murata, nella quale è una scaletta di tale strettezza che appena vi cape un uomo, e s'ignora a quale altro sentiero sotterraneo si allacci. Le altre due stanze superiori infuora, che hanno finestrelli angusti, né fa d'uopo andare ad essi per via di gradini, come questa, sono quasi simili, con volta e con lastrico; e quindi l'aria è pigra e tetra, né vi arriva il rumore dei viventi, e vi si respira dimorandovi prigionieri un'aura di pietà su la sorte degli sciagurati, la cui mano è corsa al delitto. Si giunge allo spaldo del Torrione per mezzo di sessantatre gradini, passando per gli altri ripiani accennati, e di là si gode bellissimo spettacolo, tutta la città sottostante e il vasto orizzonte, che noi si è descritto nel primo capitolo della 1. parte.
La fantasia popolare, non conoscendo al certo dove riuscissero tanti camini sotterranei, e sapendo che Malvito cadde sotto la dominazione normanna, come dirassi, e che nella Badia della Matina stava un presidio di soldati normanni; credette facilmente che uno di detti camini rispondesse alla Fortezza di Malvito ed altro alla Matina, dove è pure la bocca di una botola che immette in un sotterraneo inesplorato. Nulla di tutto ciò tutte coteste favole che valgono a pascere la mobile fantasia del popolo, servirono a nascondere questa realtà , che tutti cotesti paurosi sotterranei si era usi a fare a scopo di trovar scampo in caso di assalto o assedio, o pure, questo mi pare più probabile, per poter dare addosso ai nemici e poterli circondare da tutte parti.

*Ristampa del 1932 a cura del nipote avv. Francesco Cristofaro


(1) La misura è errata: il lato nord del bastione è il più alto.

(2) Recentemente, in seguito alla rimozione del terreno di riporto depositato nel corso degli anni nell'area antistante la torre, è stata portata alla luce l'uscita del sotterraneo descritto dal Cristofaro. Essa si apre sul lato sud del rivellino, ad un livello inferiore al piano stradale, ad una distanza di pochi metri dalla scala di accesso principale. Prima della scoperta il cunicolo era ritenuto da molti il passaggio segreto che conduceva all'abbazia della Matina.

(3) Una delle fosse, oggi ricoperte a seguito di lavori di restauro, corrispondeva allo sbocco di un'intercapedine muraria che attraversa verticalmente la torre con accessi dalle singole stanze con funzione di caditoia (il camino immondo descritto in seguito).

(4) Il passaggio, munito di una stretta scala in legno (più avanti descritta dal Cristofaro e oggi non più esistente), consentiva di scendere rapidamente dal piano superiore al piano terreno e, da questo, mediante una seconda scala, al piano sotterraneo.

(5) Le tre finestre del piano terreno furono aperte dopo il 1887, anno di acquisto della Torre da parte del Comune; a tal proposito si veda la delibera 73/1857

(6) Le finestre ad arco sono due. Una piccola finestrella a mattoni è successiva agli anni in cui il Cristofaro visse: essa insolitamente corrisponde alla parete di fondo di un camino. Dall'esterno non si intravede alcuna modifica che possa far pensare ad una terza finestra. Se la descrizione del Cristofaro fosse esatta bisogna ritenere che la terza finestra ad arco è stata modificata nell'attuale finestrella in mattoni; resta inspiegabile la presenza di una finestra all'interno di un camino! Una testimonianza orale vuole che tale finestrella sia stata aperta intorno agli anni '30 o '40 per giustificare la elargizione di un contributo economico a non so quale artigiano edile, il quale si sdebitò regalando un maialino al benefattore: per un certo periodo quell'apertura fu allusivamente chiamata a finistredda d'u purciddruzzu   (da una testimonianza orale delle sorelle Giulietta e Corradina Viggiano la cui casa era prossima alla torre).

INDICE GENERALE

INDICE CRONISTORIA

REGISTRO DECURIONATO 1856-1861

REGISTRO CONSIGLIO 1861-1863

A cura di Paolo Chiaselotti