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VISITA AL CIMITERO
Il brasiliano era uscito senza dire una parola. Stranamente non mi faceva più
paura. Forse ciò che mi era accaduto mi aveva preparato all'idea della morte.
Dopo alcuni giorni ripresi le mie ricerche.
Non vi avevo detto che tra i documenti che consultavo, ve ne erano alcuni lapidei.
Il cimitero è un archivio di inestimabile valore. Curiosavo all'interno delle
cappelle socchiuse o tra le lapidi dei tumuli: annotavo i nomi e fotografavo le
immagini che vi comparivano per inserirle nel computer e completare i dati su questa
o quella famiglia vissuta nell'Ottocento.
Guardando quei nomi e quei volti mi veniva da pensare: "Ti ho visto nascere!"
Beh, in fondo era così. Attraverso gli atti di nascita e di matrimonio ero
stato partecipe con i loro più stretti congiunti di quei piacevoli eventi,
e ritrovarmi di fronte le stesse persone morte mi dava un senso di mestizia che
forse non potete comprendere.
Fu così che entrando in una cappella il mio sguardo fu attratto da un "cap",
il copricapo che usano i cavalieri, posato sull'altare. Era di velluto nero, piuttosto
stinto e ricoperto di polvere, con una piccola croce bianca nella parte anteriore.
La croce bianca sul copricapo era il simbolo che i seguaci del cardinale Ruffo,
i sanfedisti, avevano sul loro copricapo, ma a quel tempo il "cap"
non esisteva.
Chi poteva averlo messo lì? E perchè?
Un lieve rumore mi fece sollevare lo sguardo verso l'alto.
Rimasi atterrito. Dall'ultimo loculo in alto, aperto, fuoriuscivano due gambe. I
calzoni lasciavano intravedere le caviglie prive di calze; le scarpe erano vistosamente
ricoperte di calce.
Un respiro lento, affannoso e sibilante usciva dal vuoto buio in cui giaceva l'altra
metà del corpo.
Sentii sotto la pelle del viso un freddo improvviso che si spostò sul collo
e lungo le spalle. Non cercai di darmi una spiegazione razionale su ciò che
avevo visto. Non ne ebbi il tempo nè la possibilità; le due gambe
si mossero in maniera indipendente una dall'altra, e la destra si stendeva e si
rattrappiva quasi che il corpo a cui apparteneva tentasse di liberarsene.
"Professore ... " la voce, roca quasi metallica, veniva dall'esterno
della cappella, ma mi parve uscita dal pavimento del sepolcro " ... che avete?
Avete visto un fantasma?" mi chiese con aria divertita un uomo che
conoscevo bene e che continuavo a considerare un alunno impertinente.
Il fatto che fosse il guardiano del cimitero non mi aiutava ad apprezzarne il sarcasmo.
Soprattutto in quell'occasione!
Sollevai lentamente lo sguardo vero il loculo vuoto e ne vidi uscire un uomo, che
avevo già visto con due faldoni in mano mentre saliva su un pick up blu.
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Scese dalla scala appoggiata al loculo, si tolse la mascherina bianca che gli proteggeva
il naso e la bocca, posò il secchio contenente un liquido lattiginoso e un
pennellaccio sull'altare.
"Abbiamo liberato un loculo" mi spiegò "e la calce disinfetta
tutto! "
Era Geppino, l'imbianchino.
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